Da vedere

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Veduta Castello Canntelmo

Il panorama è ancora uno dei più belli d´Abruzzo (questi luoghi avevano già affascinato Ovidio negli Amores), e basta osservare il versante del borgo lungo il percorso delle antiche mura, là dove è incastonata una casa-torre, perché il senso di Medioevo arcigno che vi si respira – appena ingentilito dai portali e dagli arzigogoli barocchi sparsi qua e là – si sposi con una forte idea di smarrimento.
E´ il vuoto nel tessuto urbano lasciato dall´emigrazione, a far sentire il deserto nell´animo del visitatore. Il quale si guarda intorno e pensa a tutta la vita che palpitava lì dentro, mentre vagabonda senza meta tra gli innumerevoli passaggi, stradine, “rue” che scendono verso le mura snodandosi tra scalette, cortili, antichi edifici dai muri spesso scrostati e fatiscenti.

I vecchi acciottolati delle rue, gli stemmi dei Cantelmo incisi dal tempo, i portali barocchi e le iscrizioni sulle facciate che ancora si danno delle arie ducali, e poi la pietra delle antiche case, il percorso delle mura e la montagna che avvolge il borgo come per imprigionarlo in un incantesimo: Pettorano non si dimentica.

La sua struttura urbana ha assunto la forma odierna nel tardo medioevo, quando fu costruita la cinta muraria con le sei porte, cinque delle quali sono ancora visibili: Porta S. Nicola (sopra l´arco un affresco seicentesco raffigura S. Margherita che sorregge il paese con la mano sinistra), Porta Cencia, Porta S. Marco, Porta del Mulino (da cui si accede al parco di archeologia industriale costituito dai resti dei mulini fatti costruire dai Cantelmo lungo il fiume Gizio) e Porta S. Margherita.

All´interno delle mura molti sono gli edifici di pregio, per la maggior parte frutto di demolizioni e ricostruzioni, in epoca tardo-rinascimentale e barocca, di edifici antecedenti al XV secolo.

Il terremoto del 1706 obbligò a nuove ricostruzioni, come quella della Chiesa Madre, riaperta al culto nel 1728. Tra gli edifici religiosi, meritano una visita la piccola Chiesa extramuraria di S. Nicola, già esistente nel 1112, e la Chiesa della Madonna della Libera, da cui si dipartono le caratteristiche stradine in discesa (“rue”) che conducono alla vallata del fiume Gizio attraverso interessanti stratificazioni architettoniche, mentre le altre chiese di S. Rocco, S. Giovanni e S. Antonio conservano poco della struttura originaria.

Gli imponenti resti del Castello dei Cantelmo, oggi ristrutturato, hanno vegliato il borgo nel lungo periodo di abbandono seguito al venir meno delle esigenze difensive e di controllo dei commerci nella valle.

Il nucleo del sistema difensivo, attorno al quale fu poi eretta la cinta muraria con le sei porte d´accesso e le due torri circolari superstiti, era la torre a puntone su base pentagonale che ancora oggi svetta su Pettorano.

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Palazzo Ducale

Il Palazzo Ducale era l´altro regno dei Cantelmo, la loro residenza privata, articolata in tre volumi intorno a una corte quadrata che ha un lato aperto sulla vallata. Nella corte interna (ora piazza Zannelli) si ammira la bella fontana.

Lo sguardo, infine, si posa sui molti e bei palazzi che rievocano, anche con un senso di abbandono, il periodo d´oro del borgo: Palazzo De Stephanis, la cui facciata è un trionfo di gusto rococò, Palazzo Croce, che conserva al suo interno l´unico frammento rinvenuto in Occidente dell´Editto di Diocleziano (301 d.C.), Palazzo Giuliani, altro imponente edificio del XVIII sec., e Palazzo Vitto-Massei.

Tutte le informazioni su Pettorano potete trovarle sul nuovo sito della Riserva Naturale Monte Genzana alto Gizio.